Per affrontare questo tema, oltre che prendere come riferimento la UNI CIG 7129, si è ampliato il post inserendo delle domande e rispondendo, prendendo per buoni alcuni ragionamenti (risposte) di confronto con IA.
La UNI CIG 7129 ha stabilito e progressivamente aggiornato le condizioni e i materiali ammessi per la realizzazione a regola d’arte degli impianti a gas.
In particolare, le principali norme di riferimento sono state:
- UNI 7129:2008: questa versione già specificava i requisiti per i materiali (acciaio, rame, polietilene) e le modalità di installazione, ammettendo l’uso di flessibili in specifiche condizioni.
- UNI 7129:2015: l’edizione attualmente in vigore ha ulteriormente dettagliato le prescrizioni. Per gli apparecchi di cottura a libera installazione, ammette l’uso di tubi flessibili non metallici (con durata specificata dal produttore, max 2 m) o metallici (preferibilmente in acciaio inox).
Esiste quindi un’attenta regolamentazione che prevede:
- L’uso di tubazioni rigide (rame o acciaio) o tubi corrugati formabili in acciaio inossidabile (CSST) per la maggior parte dell’impianto fisso.
- L’uso di tubi flessibili, di tipo e lunghezza conformi alla normativa, solo per il collegamento finale a specifici apparecchi (es. cucine).
- Il divieto di giuntare due tubi flessibili per estenderne la lunghezza.
La normativa è in continua evoluzione per garantire la sicurezza; per i dettagli specifici, si può consultare il Testo Unico sugli impianti a gas UNI 7129:2015.

N.B. Gli apparecchi di cottura non ad incasso devono essere collegati con tubi flessibili non metallici per allacciamento con rubinetto di intercettazione.
Per i flessibili, la UNI 7129:2008, e la successiva del 2015 riporta:
- Uso ammesso, ma regolamentato: I tubi flessibili (sia metallici che non metallici) erano ammessi, in particolare per il collegamento di apparecchi di cottura a libera installazione.
- Specifiche precise: La norma prescriveva le caratteristiche tecniche dei tubi ammessi, ad esempio per i flessibili non metallici (gomma) si richiedeva la conformità alla UNI 7140, una lunghezza massima di 2 metri e l’indicazione della data di scadenza (durabilità).
- Divieti specifici: I divieti riguardavano (e riguardano tuttora) pratiche non sicure, come il divieto di giuntare due tubi flessibili per aumentarne la lunghezza o di far passare i tubi flessibili attraverso muri o pavimenti.
La norma promuove l’uso di tubazioni rigide (rame o acciaio) per la parte fissa e principale dell’impianto, limitando l’uso del flessibile solo all’allacciamento finale dell’apparecchio, dove la flessibilità è necessaria per la movimentazione o l’installazione. L’edizione del 2015 ha poi aggiornato e specificato ulteriormente questi requisiti, anche in base all’entrata in vigore di altre norme collegate come la UNI EN 14800 per i tubi flessibili metallici corrugati.
Rimane da chiarire un aspetto impiantistico molto discusso e trascurato con il quale, come accertatore documentale ai sensi della Delibera 40/2014, mi sono confrontato e precisamente:
DOMANDA: La norma UNI 7129 ha mai vietato l’uso di un tubo flessibile specifico per il collegamento al contatore?
La norma UNI 7129 (sia nell’edizione 2008 che in quella attuale del 2015) non ha mai vietato l’uso di un tubo flessibile specifico per il collegamento al contatore, ma ha imposto e impone che la tubazione principale dell’impianto sia realizzata con materiali rigidi idonei (come rame o acciaio).
Il punto d’inizio dell’impianto, ovvero subito a valle del rubinetto generale di intercettazione che segue il contatore, è il punto da cui parte la tubazione che alimenta l’abitazione. Questa tubazione deve essere rigida e permanente.
Tuttavia, la confusione può nascere dal fatto che:
- Immediatamente dopo il rubinetto d’utenza (che è il primo elemento dell’impianto interno dopo il contatore), la norma prevede l’installazione di eventuali giunti flessibili o raccordi speciali per consentire un minimo di assestamento e facilitare la manutenzione del rubinetto stesso o del contatore, ma non un “flessibile” nel senso comune di un tubo lungo e mobile.
- L’uso dei tubi flessibili veri e propri (con lunghezza massima di 2 metri ed eventuale data di scadenza per quelli non metallici) è sempre stato circoscritto e permesso esclusivamente per il collegamento finale degli apparecchi di utilizzazione (come le cucine a libera installazione), dove la flessibilità è funzionale alla mobilità dell’elettrodomestico.
Quindi, non c’è stato un divieto specifico del “raccordo flessibile” per il contatore perché la norma ha sempre previsto che la colonna montante e l’impianto principale fossero rigidi. Mentre è assodato che non si può utilizzare un tubo flessibile per una parte o l’intera tratta dal contatore all’interno dell’edificio.
DOMANDA: Quindi è a norma far seguire al rubinetto di utenza di inizio impianto un “raccordo flessibile” per superare tolleranze etc.?
Sì, è a norma installare un elemento flessibile subito a valle del rubinetto d’utenza, ma è fondamentale capire che tipo di elemento si intende.
Non si tratta di un “flessibile” generico come quello da cucina, ma di un giunto o raccordo specifico:
- Finalità: Questi raccordi servono a compensare le tolleranze di montaggio, facilitare l’installazione e la manutenzione del rubinetto o del contatore, ed eventualmente assorbire minime dilatazioni termiche o vibrazioni.
- Tipologia ammessa: Solitamente si utilizzano compensatori o tubi corrugati formabili in acciaio inossidabile (CSST) di lunghezza molto limitata, progettati specificamente per questa funzione e installati secondo le istruzioni del produttore e della norma UNI 7129.
- Non è un’intera tratta: È un breve tratto di raccordo; immediatamente dopo questo giunto, la tubazione deve proseguire con un sistema rigido e permanente (acciaio o rame) per tutto il resto dell’impianto che attraversa l’edificio.
In sintesi, la norma ammette l’uso di questi specifici giunti tecnici a inizio impianto, ma ne esclude l’uso come tubazione principale lunga.
Sorge quindi la successiva
Domanda: Questi giunti tecnici a quale norma devono rispondere per essere installati?
A riguardo, è importante fare le dovute precisazioni per non generare confusione:
- Norme per i giunti a inizio impianto:
I giunti tecnici, compensatori di dilatazione di lunghezza molto limitata, devono rispondere a specifiche norme di prodotto europee (UNI EN) pertinenti per la loro funzione e il loro materiale, e devono essere certificati per l’uso con gas combustibili. La loro installazione è poi regolamentata dalle indicazioni procedurali della UNI 7129:2015. - I Tubi CSST in installazione esterna (UNI 7129:2015):
La UNI 7129:2015 pone delle limitazioni severe (che in pratica si traducono in un divieto) all’uso dei tubi corrugati formabili in acciaio inossidabile (CSST) per l’installazione all’esterno degli edifici o interrati, a meno che non siano adeguatamente protetti.La norma richiede che i tubi CSST siano installati in modo da evitare danni meccanici, corrosione e raggi UV. L’uso all’esterno è ammesso solo se il tubo è inserito in una guaina protettiva continua, non fessurata e resistente, che garantisca una protezione efficace contro agenti atmosferici e urti.Quindi, tornando al punto di inizio impianto:- Un giunto tecnico corto e specifico, posto subito dopo il rubinetto d’utenza, è ammesso se conforme alle norme di prodotto (UNI EN) e installato come da UNI 7129.
- L’uso di un tratto significativo di tubo CSST all’esterno, come tratta principale verso l’edificio, è vietato se non protetto da guaina. In genere si preferisce l’acciaio saldato o il rame.
L’installatore qualificato è tenuto a conoscere queste precise limitazioni e a scegliere il materiale più idoneo in base al luogo di posa.
DOMANDA: E allora quali sono le norme specifiche per tali giunti flessibili? L’accertatore secondo la Delibera 40/14 non puo’ quindi accettare i flex normali!
L’accertatore, in base alla Delibera 40/2014/R/gas (che ha sostituito la 40/04 e successive modifiche), segue le Linee Guida CIG (Comitato Italiano Gas) che a loro volta richiamano la norma UNI 7129 come riferimento tecnico principale.
Il motivo per cui l’accertatore non accetta i “flex normali” (intesi come i comuni tubi estensibili per cucine anche in acciaio inox) nel punto di inizio impianto è che questi non sono conformi ai requisiti specifici per quella parte della rete.
Le norme specifiche per i giunti flessibili ammessi a inizio impianto sono:
- UNI 7129:2015 (Parte 1 e 2): È la norma madre che definisce i criteri di progettazione, installazione e messa in servizio degli impianti domestici.
- Tubi Corrugati Formabili in Acciaio Inossidabile (CSST): Se si usa un breve tratto flessibile per compensare le tolleranze subito a valle del rubinetto, si deve trattare di tubi CSST conformi alla norma UNI EN 15266 o equivalenti italiani (come la UNI 11353 per gli estensibili a parete continua), e devono essere di lunghezza limitata e installati secondo le prescrizioni che escludono l’uso di tratti lunghi, specie all’esterno senza protezione adeguata.
L’accertatore si basa sul principio che il “punto di inizio impianto” e la successiva tubazione principale devono avere un’elevata robustezza e permanenza. I “flex normali” (tubi in gomma UNI 7140 o estensibili non a norma per l’uso in tratta fissa) non garantiscono questi requisiti e sono ammessi solo per il collegamento finale di apparecchi specifici (es. cucine), con lunghezza massima di 2 metri e data di scadenza.
La Delibera 40 impone all’accertatore di verificare la conformità dell’impianto alle norme tecniche vigenti (UNI 7129) per garantire la sicurezza prima dell’attivazione della fornitura, e un impianto con un “flex normale” in un punto non consentito viene giustamente respinto.
N.B. Istruzioni per la corretta compilazione degli ATO …se per un elemento ATTESO, manca o è insufficiente la descrizione per esprimere un giudizio a norma o fuori norma; Il “non verificabile” o il “fuori norma” degli ATO è giustificato. (LINEE GUIDA CIG N. 1 e N. 11)
DOMANDA: Tutto chiaro, ma quale certificato di prodotto deve accompagnare i “raccordi flessibili” per essere a norma UNI 7129?
Per i giunti flessibili o estensibili di lunghezza molto limitata, installati immediatamente a valle del rubinetto d’utenza per compensare tolleranze e assestamenti, il certificato di prodotto deve attestare la conformità alle seguenti norme, richiamate dalla UNI 7129:
- UNI EN 15266: Questa è la norma di riferimento per i tubi corrugati formabili in acciaio inossidabile (CSST) con rivestimento per impianti gas. I giunti/tubi conformi a questa norma sono accettati, purché installati nelle modalità e lunghezze prescritte dalla UNI 7129 (principalmente per uso interno o esterno in guaina protettiva).
- UNI 11353: Specifica i requisiti per i tubi metallici flessibili estensibili a parete continua per il collegamento di apparecchi a gas. Sebbene siano spesso usati per le cucine, una versione molto corta e specifica può essere usata a inizio impianto.
- Marcatura CE: I prodotti devono avere la marcatura CE, che attesta la conformità ai requisiti essenziali delle Direttive Europee pertinenti (es. Direttiva Apparecchi a Gas – GAR 2016/426).
Cosa deve presentare l’installatore all’accertatore:
- Allegati obbligatori alla I/40: L’installatore deve allegare i documenti che attestano la conformità dei materiali utilizzati, inclusa la documentazione tecnica o le schede prodotto dei giunti/tubi flessibili installati, che riportino l’indicazione della norma di riferimento (es. UNI EN 15266).
L’accertatore non richiede necessariamente il singolo certificato di acquisto del giunto, ma verifica che la documentazione fornita dall’installatore (allegati) sia completa e corretta.
DOMANDA: Chiarito che semplici tratti anche corti in CSST all’esterno non sono ammessi se non opportunamente realizzati, c’è anche un ulteriore punto da chiarire: per evitare smontaggi con accesso all’imbocco dei contatori (manomissioni) gli eventuali raccordi flessibili devono essere femmina-femmina?
Il punto è tecnico e complesso e coinvolge sia la norma di installazione sia le procedure di sicurezza e anti-manomissione imposte dai distributori e dall’Autorità (ARERA).
Analizziamo i punti per maggiore chiarezza:
1. Tratti corti CSST all’esterno: Ammessi con riserva
Ribadiamo: la UNI 7129:2015 ammette l’uso di CSST all’esterno solo se adeguatamente protetti.
- Non è ammesso un tubo CSST nudo esposto agli agenti atmosferici e a potenziali urti.
- È ammesso se inserito in una guaina continua, robusta e resistente ai raggi UV e agli urti (es. in PVC rigido o metallica).
Per evitare queste complicazioni e garantire la massima sicurezza nel punto più vulnerabile dell’impianto (l’ingresso nell’edificio), agli installatori si consiglia di usare materiale rigido (es. tubo in acciaio zincato o rame) per la tratta esterna, e riservare il giunto flessibile/estensibile corto solo nel punto immediatamente a valle del rubinetto, se questo punto si trova già in un luogo protetto o all’interno di un vano tecnico.
2. Il fattore “Manomissione” e il tipo di raccordo (Femmina-Femmina)
Questo è il punto cruciale che spiega perché l’accertatore è rigoroso:
- Accesso all’imbocco del contatore: Il distributore del gas (es. Italgas) ha l’esigenza primaria di proteggere il proprio contatore e il punto di consegna per prevenire manomissioni o furti di gas.
- Sigillatura del contatore: Il contatore è sigillato al rubinetto e alla tubazione dell’utente con dei sigilli specifici.
- Raccordi Femmina-Femmina: L’uso di un giunto o un raccordo che sia femmina-femmina è spesso richiesto o preferito perché questo tipo di raccordo non espone la filettatura maschio del rubinetto o del contatore a un facile accesso. In alcuni casi, i distributori richiedono specifici raccordi che non permettano un facile accesso per evitare che l’utente possa interporre un raccordo non autorizzato o non a norma prima del punto di inizio impianto.
In sintesi:
L’accertatore non accetta il “flex normale” perché:
- Motivo Tecnico (UNI 7129): Non è un materiale idoneo per la tubazione principale e non ha le caratteristiche di permanenza richieste.
- Motivo di Sicurezza/Legale (Delibera 40/CIG): Il tipo di raccordo e la sua installazione devono garantire l’impossibilità di facili manomissioni al punto di prelievo del gas, spesso tramite l’uso di raccordi specifici o con caratteristiche anti-manomissione (come i raccordi femmina-femmina dove applicabile).
La soluzione corretta è l’uso di un giunto tecnico molto corto e certificato (conforme a norme come UNI EN 15266), installato da un professionista che ne garantisca la conformità con la DiCo e rispetti le specifiche del distributore locale in merito alla protezione anti-manomissione.
N.B. I commercianti pubblicizzano dei certificati che accompagnano tratti corti in CSST ma che valgono sempre per collegamento delle apparecchiature e non ad inizio impianto.
Riepilogando:
- I certificati CSST: I certificati sono certamente per tubi CSST conformi alla UNI EN 14800 (per apparecchi di cottura con lunghezza massima 2m) o UNI 11353/UNI EN 15266 per tratti interni. La loro idoneità si riferisce alla flessibilità necessaria per l’apparecchio, non alla robustezza richiesta per la tubazione principale fissa.
- L’inizio impianto richiede “Permanenza”: La filosofia della UNI 7129 prevede che subito dopo il punto di consegna (rubinetto d’utenza), la tubazione debba essere considerata parte integrante e “permanente” dell’edificio, con caratteristiche di robustezza e protezione che i tubi flessibili/estensibili, anche se corti, non soddisfano pienamente, soprattutto se esposti.
- Giunti di dilatazione: I giunti di dilatazione sono rari negli impianti domestici, sono usati in impianti industriali o in colonne montanti molto lunghe per gestire specifiche espansioni termiche.
In sintesi:
- L’uso di tubi CSST o flessibili “classici” non è la soluzione corretta e a norma per il punto di inizio impianto subito a valle del contatore.
- L’unica soluzione universalmente accettata e conforme è l’uso di materiale rigido (rame o acciaio) che prosegue dall’imbocco del contatore.
- Gli unici “flessibili” ammessi in quella zona sono brevissimi raccordi tecnici specifici che devono rispettare norme precise e garantire l’anti-manomissione (giunti di dilatazione da non confondere con i giunti antivibranti).
L’accertatore, basandosi sulla Delibera 40 e sulle norme CIG/UNI, respingerà quasi certamente un impianto che utilizzi un “flex” inappropriato in quel punto.

